Nereo: storia di un reperto

DALLO SPIAGGIAMENTO ALLA RICOSTRUZIONE DELLO SCHELETRO

Una scoperta straordinaria

23 novembre 1974. La vita di un giovane maschio di balenottera azzurra finisce sulla spiaggia di Pontedoro, di fronte alle Acciaierie di Piombino. Ma la sua morte segna l’inizio di una storia nuova, fatta di scienza, passione e duro lavoro.

Alla notizia dello spiaggiamento, la gente del luogo accorse numerosa per poter osservare di persona l’enorme cetaceo. Ma non solo: i docenti dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Siena compresero che si era presentata una straordinaria occasione e decisero di tentare il recupero dello scheletro, con la collaborazione del personale specializzato del Museo di Storia Naturale, a fini didattici e di ricerca.

Il recupero e gli imprevisti

Fu l’inizio di un nuovo capitolo di questa storia, segnato dalla collaborazione, dall’attesa e da qualche imprevisto. Grazie ai potenti mezzi meccanici delle Acciaierie di Piombino, fu scavata nella sabbia una fossa atta a ospitare l’enorme carcassa. Successivamente, il corpo fu ricoperto di soda caustica, con lo scopo di accelerarne la decomposizione. Finalmente, dopo otto anni, nel 1982, arrivò il momento di estrarre i resti della balenottera, ma non tutto andò come previsto.

La carcassa sepolta, nel corso degli anni, era sprofondata sotto il livello della falda acquifera e fu necessario che entrassero in gioco anche i Vigili del Fuoco per pompare via l’acqua che riempiva lo scavo. Poi il recupero si complicò ulteriormente: una volta rinvenuta la carcassa, si scoprì che la decomposizione non si era ancora conclusa, poiché la soda caustica aveva alterato il naturale processo di degradazione dei tessuti, rallentandolo invece di favorirlo. Si dovette quindi procedere a rimuovere manualmente le parti molli rimaste attaccate a ciascun elemento osseo recuperato.

Una volta concluso questo meticoloso ed estenuante lavoro, l’attesa non era finita. Le ossa furono infatti trasportate a Siena e lasciate esposte alle intemperie per altri quattro anni, così da completarne la pulizia naturale e l’asciugatura definitiva.

Dalla spiaggia al Museo

Nel frattempo, il personale specializzato del museo era al lavoro per prepararsi ad accogliere la balenottera, cercando una soluzione che valorizzasse questo reperto così straordinario. Seguendo i suggerimenti dell’ex sovrintendente della sezione geologica del Museo, Renato Pellizzer, fu deciso di costruire nella corte una struttura metallica che sostenesse lo scheletro e lo proteggesse dalle intemperie grazie a una tettoia in lexan. Nel 1986, la struttura fu realizzata e lo scheletro fu ricomposto in posizione di vita, sotto la supervisione di Luigi Cagnolaro, eminente cetologo del Museo di Storia Naturale di Milano. Alcune porzioni perse durante la sepoltura, come falangi e residui del cinto pelvico, furono ricostruite con materiale sintetico e aggiunte alle parti originali. Le altre ossa furono trattate con sostanze consolidanti per arrestarne il deterioramento.

LA NUOVA VITA TRA COMUNITÀ E SCIENZA

Un reperto che diventa simbolo

Negli anni questo affascinante esemplare non solo è servito come strumento per mostrare al pubblico le caratteristiche evolutive delle balene, ma è diventato anche un simbolo, un elemento chiave del Museo, che si incastona perfettamente tra le mura antiche dell’edificio, come se fosse stato lì da sempre. È stato quindi naturale che nel 2017 il Museo scegliesse proprio una balenottera stilizzata come icona del proprio logo. Inoltre, dal 2020, la balenottera ha finalmente un nome proprio, scelto dai visitatori: Nereo, come il mitologico dio del mare.

50 anni dopo: il restauro

Nel 2024, a cinquant’anni dal ritrovamento, Nereo, è tornato al centro dell’attenzione. Dopo anni di esposizione agli agenti atmosferici, lo scheletro versava in condizioni piuttosto precarie e si era reso necessario un nuovo intervento di restauro. L’importanza e l’urgenza del restauro erano evidenti, ma, per procedere, era fondamentale reperire fondi, compito non semplice, soprattutto per una realtà museale indipendente. Finalmente, grazie alle donazioni della sezione Soci di Siena di UniCoop Firenze e del Rotary Club senese, si è potuto dare il via alla restaurazione, affidata alle mani esperte di Antonella Aquiloni. Questo lavoro ha permesso a Nereo di continuare a essere un punto di riferimento per la didattica e l’immagine del museo.

Raccontare Nereo

Mancava solo una cosa a questa storia: che venisse raccontata. Per questo è sorta la necessità di produrre un documentario dedicato a Nereo. La regia è stata commissionata ai registi Gabriele Clementi e Francesco Bicci. Il prodotto finale, un video-documentario dal titolo “Nereo: la singolare storia di un reperto”, ripercorre le tappe del recupero, le difficoltà affrontate e il lavoro di chi ha reso possibile la sua rinascita scientifica e simbolica, fino al più recente restauro del 2025.
Così, da una vita che si è spenta, è nata una storia che continua ancora oggi, tra scienza, memoria e comunità.